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BARDONECCHIA – La città diffusa

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I flussi turistici lasciarono il segno: se per la villeggiatura d’élite, che aveva portato alle prime costruzioni di ville e alberghi a inizio Novecento,era stato sufficiente un utilizzo del territorio a fini turistici molto contenuto e a basso impatto ambientale, il nuovo turismo comportò invece un notevole sfruttamento di risorse e determinò una variazione rilevante dell’impatto umano sull’ambiente naturale e costruito. Questo itinerario porta a conoscere esempi interessanti di questa evoluzione, ovvero gli edifici residenziali progettati da architetti che a partire dagli anni Cinquanta lavorarono a Bardonecchia: i progetti di Carlo Mollino, Paolo Ceresa, Augusto Romano testimoniano la capacità di rivisitazioni colte di repertori tradizionali in grado di arricchire il valore ambientale dei luoghi.

Villa Linot rappresenta il compendio architettonico del lavoro di Carlo Mollino in montagna,nel quale il rigore costruttivo prende il posto all’astrazione mimetica. Composto di due alloggi indipendenti e di un piccolo seminterrato adibito ad autorimessa, l’edificio non prescinde da un riferimento alle costruzioni cittadine,permettendo al committente di ritrovare nella  casa delle vacanze gli aspetti abitativi tipicamente urbani.

La villa San Sisto,progettata all’inizio degli anni Cinquanta dall’arch. Paolo Ceresa, figlio di Carlo Angelo Ceresa, architetto che operò nei primi anni del Novecento realizzando a Bardonecchia numerose ville e il Palazzo delle Feste, rappresenta un esempio interessante di rielaborazione di repertori costruttivi tradizionali. L’edificio nasce dall’unione di due volumi sovrapposti che,trattati superficialmente con materiali diversi (intonaco e legno), diversificano la costruzione su tutti e quattro i lati.

La casa per vacanze progettata dall’architetto Augusto Romano negli anni Cinquanta, demolita poi vent’anni dopo,si affacciava con un fronte di pochi metri sul Viale della Rimembranza (ora viale Terzo Reggimento Alpini). Il lotto stretto e profondo ne ha condizionatola forma; per rispondere alla necessità di occupare poco spazio a livello del giardino si optò per una costruzione sviluppata in verticale che si apre a sbalzo nei piani superiori. La forma è semplice, quadrata senza rientranze e con il tetto a due falde fortemente inclinate per agevolare lo scarico della neve.

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