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MUSEO LABORATORIO DELLA PREISTORIA DI VAIE – Il sito di Vayes; ripari sotto roccia nella preistoria.

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Ci troviamo al Riparo Rumiano. Frequentato dal Neolitico Finale alla piena Età del Rame e scoperto a fine ‘800, il sito è stato a lungo fondamentale per la ricerca preistorica in Piemonte. Nella nostra regione, grotte e anfratti con tracce di presenza umana (abitativa o funeraria) sono infatti assai meno numerosi che nella vicina Liguria, o in territori più favorevoli agli insediamenti abitativi.

Sebbene la vita nel Neolitico si svolgesse prevalentemente in capanne, la frequentazione del riparo di Vaie da parte dell’uomo viene data per certa: numerosi manufatti giacevano fra i depositi di una antica frana. Dati i ritrovamenti, si tratta di un possibile ricovero per uomini o animali. Se ne può inoltre ipotizzare l’uso come atelier artigiano.
Il riparo si è quindi formato a seguito di una paleo frana. Ma la configurazione del luogo deriva  anche dalle attività estrattive avvenute nei secoli. Della cava erano coltivati non solo gli affioramenti, ma gli accumuli di frana, di dimensioni tali da raggiungere l’attuale sedime della Via di Francia. È quindi verosimile che intorno a noi, adiacente al riparo, vi fosse anticamente del terreno pianeggiante.

Nel 1886 il medico condotto Biagio Rumiano, riconoscendo la valenza dei manufatti preistorici rinvenuti, consegnò un’ascia in pietra levigata al Direttore del Museo di Antichità di Torino. Gli scavi si svolsero ai primi del secolo, diretti da Antonio Taramelli con studio petrografico di Giuseppe Piolti. Dai resoconti dell’epoca si ricava che la quantità di reperti emersi fu notevole. Attribuiti dal Taramelli al Neolitico, i manufatti si collocano invece fra il Neolitico Finale e la piena Età del Rame. Oggi è fondata l’ipotesi di un insediamento di una certa importanza, utilizzato per un arco di tempo piuttosto lungo. Circa gli strumenti in pietra, trattandosi di “pietra verde”, è stata da subito evidente la provenienza locale della materia prima.

Può essere utile, con riferimento al Patrimonio della Valle di Susa, segnalare analogie con San Valeriano di Borgone, il cui sito presenta a sua volta una morfologia piuttosto accidentata con una serie di ripari e cavità naturali, e Chiomonte, dove si assiste ad un eccezionale complesso di ripari sotto roccia ricavati tra grandi massi in un deposito antico di frana.

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